PRIMA DI FARE CAUSA: QUALI DOMANDE BISOGNA FARSI?
“Ho ragione e la controparte non vuole sentire ragioni: a questo punto mi conviene fare causa?”
Non necessariamente. Prima di iniziare una causa è utile capire non soltanto se la propria posizione è fondata, ma anche quale risultato si vuole ottenere, quali elementi consentono di dimostrarla, quali rischi presenta la controversia e se il risultato concretamente raggiungibile giustifica tempi e costi dell’azione.
In altre parole, la decisione di fare causa non dovrebbe essere il punto di partenza dell’analisi, ma il suo risultato.
Avere ragione è importante. Ma non è l’unica cosa che conta
Quando nasce un conflitto, è naturale concentrarsi anzitutto su ciò che è accaduto.
Un cliente non ha pagato. Un fornitore non ha rispettato gli accordi. Un contratto è stato eseguito in modo diverso da quanto previsto. Una controparte pretende qualcosa che riteniamo non dovuto.
La prima domanda diventa allora: chi ha ragione?
È certamente una domanda importante. Ma, dal punto di vista della gestione di una controversia, non è sufficiente.
Una posizione giuridicamente fondata deve infatti confrontarsi con altri elementi: ciò che può essere provato, le possibili difese della controparte, il tempo necessario per ottenere una decisione, i costi da sostenere e, soprattutto, l’utilità concreta del risultato che si può raggiungere.
Per questo, prima di decidere se iniziare una causa, può essere utile porsi alcune domande.
1. Che cosa voglio ottenere davvero?
Può sembrare scontato, ma non sempre lo è.
“Voglio fare causa” descrive uno strumento, non un obiettivo.
L’obiettivo può essere ottenere il pagamento di una somma, far rispettare un contratto, interrompere un comportamento dannoso, uscire da un rapporto divenuto insostenibile, recuperare un bene oppure definire una situazione di incertezza.
E obiettivi diversi possono richiedere strategie diverse.
Anche il rapporto con la controparte può avere un peso. Se il conflitto riguarda, per esempio, un cliente o un partner commerciale con il quale esiste un interesse a proseguire il rapporto, questo elemento può incidere sulla scelta degli strumenti da utilizzare e sul modo in cui utilizzarli.
La prima domanda, quindi, non è necessariamente “posso fare causa?”, ma “quale risultato voglio ottenere?”.
2. Quello che è accaduto può essere provato?
Tra essere convinti di avere ragione e riuscire a dimostrarlo in giudizio può esserci una distanza significativa.
Contratti, ordini, e-mail, messaggi, documenti contabili, comunicazioni tra le parti, contestazioni e comportamenti tenuti durante il rapporto possono assumere rilievo nella ricostruzione della vicenda.
Per questo l’analisi della documentazione non dovrebbe arrivare dopo aver deciso di agire.
Serve prima.
Può confermare la solidità della posizione, far emergere punti deboli che non erano stati considerati o mostrare che alcuni fatti, pur essendo realmente accaduti, possono essere difficili da dimostrare.
La strategia deve partire anche da qui: non soltanto da ciò che sappiamo essere successo, ma da ciò che siamo in grado di provare.
3. Che cosa può sostenere la controparte?
Valutare una controversia significa inevitabilmente guardarla anche dall’altra parte.
Quali contestazioni sono già state formulate? Quali potrebbero essere formulate? La controparte dispone di documenti o argomenti che possono indebolire la nostra ricostruzione? Esistono interpretazioni diverse degli accordi intercorsi?
Considerare questi aspetti non significa mettere in dubbio la propria posizione.
Significa misurarne la tenuta.
Una strategia costruita soltanto sulle proprie ragioni rischia infatti di trascurare proprio ciò che, una volta iniziato il giudizio, diventerà inevitabilmente parte del problema.
Conoscere il conflitto significa anche anticipare, per quanto possibile, il conflitto che verrà portato davanti al giudice.
4. La causa è l’unico modo per raggiungere il risultato?
Non sempre.
A seconda della natura della controversia e delle circostanze concrete, può esserci spazio per una trattativa, per gli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie previsti dall’ordinamento o per altre iniziative stragiudiziali.
Questo non significa che un accordo sia sempre preferibile alla causa.
Allo stesso modo, iniziare un giudizio non rappresenta necessariamente il fallimento di una trattativa.
Sono strumenti diversi, che devono essere valutati rispetto all’obiettivo perseguito.
In alcuni casi sarà opportuno negoziare. In altri sarà necessario agire rapidamente. In altri ancora, l’avvio del contenzioso potrà convivere con la ricerca di una soluzione negoziale.
La domanda utile diventa quindi: quale strumento offre, nelle circostanze concrete, la migliore possibilità di raggiungere il risultato che mi interessa?
5. Vincere la causa significa ottenere il risultato che cerco?
È probabilmente la domanda più importante.
Una decisione favorevole ha certamente valore. Ma il risultato giuridico e il risultato concreto non sempre coincidono.
Il caso più intuitivo è quello di un credito: ottenere una sentenza o un decreto ingiuntivo che riconosca il diritto al pagamento non significa necessariamente riuscire a recuperare materialmente la somma dovuta. La situazione patrimoniale del debitore può diventare decisiva.
Ma lo stesso ragionamento può riguardare altre controversie.
Occorre allora confrontare il risultato atteso con il tempo necessario per raggiungerlo, i costi da sostenere, i rischi della causa e le conseguenze che il contenzioso può avere anche al di fuori del processo.
Non per rinunciare a tutelare i propri diritti, ma per scegliere come tutelarli in modo consapevole.
La strategia viene prima della causa
Quando un conflitto è già nato, la tentazione di passare immediatamente all’azione è comprensibile.
E in alcuni casi agire rapidamente è effettivamente necessario.
Ma rapidità e fretta non sono la stessa cosa.
Prima di iniziare un contenzioso, ricostruire i fatti, esaminare le prove disponibili, individuare l’obiettivo, valutare la posizione della controparte e confrontare i possibili scenari consente di prendere una decisione più consapevole.
La causa, a quel punto, può essere la scelta giusta. Oppure può emergere una strada diversa e più efficace.
Una buona strategia processuale, in fondo, comincia prima del processo: quando si conosce abbastanza bene il conflitto da poter decidere come affrontarlo.
Per questo, quando una controversia nasce o sta per nascere, il primo intervento dell’Avvocato può consistere proprio nella valutazione del conflitto: comprenderne punti di forza e criticità, individuare il risultato concretamente perseguibile e costruire, su queste basi, la strategia più adeguata.
Avvocato Anna Bocchetti







